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04/07/2016

AL FOOD SERVONO PROFILI TECNICI

Innovazione cruciale per la crescita del settore alimentare - ItaliaOggi7
Il settore food è a caccia di profili nell'area Innovazione: servono ruoli che presiedano all'utilizzo delle nuove tecnologie e che svolgano attività di laboratorio, ovvero di analisi delle proprietà fisiche del prodotto, di realizzazione del prototipo e definizione delle ricette. Questo ruolo innanzitutto deve saper cogliere gli aspetti dei cambiamenti nel settore food, essendo responsabile dell'intero processo di innovazione, dall'identificazione del nuovo prodotto al suo sviluppo e al suo lancio in produzione.
«Al fine di poter diventare Competitive Industries, come richiesto dalla strategia decennale Europa 2020, le aziende alimentari stanno ripensando alcune figure chiave soprattutto dal punto di vista dell'innovazione» spiega Luisa Bagnoli, Ceo di Beyond International, società di executive search, coaching e consulenza aziendale. «Il ciclo di vita dei prodotti si sta sempre più riducendo a causa dell'aumento della concorrenza, pertanto le aziende devono ridurre il tempo che intercorre tra il lancio di un nuovo prodotto e lo sviluppo di uno nuovo. Il classico responsabile della ricerca e sviluppo, che doveva solo studiare nuovi prodotti e processi economicamente sostenibili dall'azienda in termini di costi e appetibili sul mercato, oggi si è evoluto nell'innovation & research manager, figura più completa e complessa. Questa figura deve comprimere i tempi di ideazione di nuovi prodotti, ma non può sacrificare la qualità del prodotto  o del processo, nè sottovalutarne l'impatto ambientale e sulla salute di clienti che possano avere sviluppato intolleranze o allergie. Un'altra figura in crescita è il Chief Technology Officer o Chief Technical Officer (Cto), che deve conoscere le nuove tecnologie e sapere identificarne le possibili applicazioni nei prodotti aziendali. Le applicazioni di Internet (ofThings), in termini di sucurezza dei prodotti alimentari, hanno infatti consentito alla supply chain di usare le virtualizzazioni nei processi di gestione operativa. Ciò ha conseguenze altamente impattanti sulle aziende che trattano prodotti deperibili o che subiscono imprevedibili variazioni della fornitura delle materie prime alimentari e che hanno alti standard da rispettare in termini di sicurezza ed ecosostenibilità della produzuione. La virtualizzazione aiuta la supply chain a monitorare, controllare, pianificare e ottimizzare i processi aziendali in remoto e in tempo reale attraverso internet, basandosi sull'osservazione virtuale - e non in loco - sul sito produttivo» conclude Luisa Bagnoli.